27 giugno 2026


Altra opera di Elliott Sharp che ha tra le vicende del suo protagonista il suicidio, questa volta in carcere, è Binibon, contemporaneamente un ritratto della Lower East Side neworkese dei primi anni Ottanta - dove il locale era frequentatissimo - e dei tragici fatti lì avvenuti per mano di Jack Henry Abbott, notorio criminale giunto alla ribalta anche delle cronache letterarie dopo la pubblicazione di In the Belly of the Beast (1981), una cruda denuncia del sistema carcerario statunitense costruita sulle sue lettere scritte da detenuto, con il patrocinio dello scrittore Norman Mailer. L'opera ha subìto nel tempo diverse mutazioni, sia precedenti sia successive alle rappresentazioni sceniche prodotte nel 2012 da The Kitchen con la controversa regia di Tea Alagic; oggi la si può seguire in cd (Henceforth Records, 2010) in forma di articolato radiodramma fedele al libretto originale di Jack Womack.

Scrive Sharp: "The Binibon was a cafe and 24-hour hangout on 2nd Avenue at 5th Street in the East Village, a nexus for artists, musicians, neighborhood characters and bohemians true and faux. It was a place in which I spent many an hour drinking bottomless cups of terrible coffee during 1979-81, meeting people, reading, hatching projects, observing, listening. Typical guests at the Binibon might include various No Wavers and Lounge Lizards; bebopper Jimmy Lovelace and free-jazz gypsy Don Cherry; Jean-Michel Basquiat; William Burroughs; Quentin Crisp; Kid Creole, Coati Mundi and The Coconuts; Johnny Thunders; Keith Haring; Allen Ginsberg; Liquid Liquid; avant-garde filmmakers, actors and directors famous and non-. I was friendly with the all of the staff at Binibon and the events that unfolded affected me greatly."

https://elliottsharpoperas.bandcamp.com/album/binibon

26 giugno 2026


Nell'ambito della propria multiforme produzione artistica Elliott Sharp ha spesso dedicato attenzione al teatro musicale e all'opera, con composizioni piuttosto complesse e originali sia negli aspetti scenici sia in quelli testuali e musicali: ad esse riserva un intero capitolo ('Acts and Spectacle') nel suo IrRational Music (Terra Nova Press, 2019), citando molti esempi da Innosense a Filiseti Mekidesi a A Passionate Journey, mancando di indicare - solo perché successiva all'uscita del libro - la recente Die größte Fuge. Una delle più interessanti è Port Bou, dedicata alla figura di Walter Benjamin, celebre filosofo, saggista e critico letterario tedesco di famiglia ebraica morto suicida esule in Catalogna nel 1940 temendo di essere catturato dalla Gestapo: la si puà ascoltare in cd (Infrequent Seams, 2014) oppure tramite Bandcamp, forte dello splendido canto di Nicholas Isherwood in piena ambientazione da 'Seconda Scuola di Vienna' e accompagnata dal lusinghiero apprezzamento del regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Volker Schlöndorff: "L’agonia e lo smarrimento radicale di chiunque, la notte prima di chiudere la porta al mondo, sono difficili da tradurre in note musicali, e lo è ancora di più l’angoscia di un filosofo, la sua Angst. Eppure è possibile, e la sua voce, questa voce particolare, che vaga per una stanza d’albergo in esilio, ne è la prova. Un’impresa metafisica."

25 giugno 2026

Debutta domani al Jiří Myron Theatre di Ostrava, capoluogo della Moravia-Slesia in Cechia, l'opera Substance: The Infinite Spinoza concepita da Elliott Sharp tempo fa e ora giunta a compimento con il concorso di Petr Kotík, Carolina Arandia, Pavla Beranová e naturalmente Janene Higgins. Qualche momento delle prove e del suggestivo allestimento multimediale è documentato tramite Instagram

E' un atto unico per tenore (Valentino Blasino), coro a sei voci, ensemble da camera e partitura elettronica eseguita dal vivo dallo stesso Sharp. Trae ispirazione dalla filosofia di Baruch Spinoza (1632-1677) e dalla sua concezione dell’infinito. Spinoza definì il concetto di sostanza un’essenza onnipervadente che esiste in sé stessa come manifestazione dell’infinito, indipendente dai dogmi o dalle gerarchie ecclesiastiche. A causa delle sue idee, entrò in conflitto con i membri più anziani della comunità ebraica di Amsterdam, fu accusato di ateismo e, di conseguenza, scomunicato ed esiliato. Lavorò quindi come molatore di lenti per mantenere la propria indipendenza intellettuale ed economica, rifiutando cattedre universitarie per evitare censure, e divenne un artigiano stimato. La sua professione lo portò a contatto con l'ottica, influenzando profondamente la sua visione filosofica sulla conoscenza, ed è proprio la lente d'ingrandimento uno degli stratagemmi scenici scelto ora da Sharp: "The work presents an immersive experience connecting philosophy, video, sound and music. The variable framework references Spinoza's profession as a lens grinder - the main scenographic motif is an imaginary lens through which we observe the infinitely small and infinitely large worlds. The same principle permeates the sound design: key words and phrases are magnified, decomposed, transformed into abstract textures and returned to concrete form - from simple matter to the infinite universe."

https://kdykam.com/en/event/11571